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Vertigini e disturbi dell’equilibrio: cause, sintomi e cura

Vertigini e disturbi dell’equilibrio: cause, sintomi e cura

21 Settembre 2026

Le vertigini e disturbi dell’equilibrio sono sintomi molto frequenti e possono presentarsi in forme profondamente diverse: dalla sensazione di “rotazione” quando ci si gira nel letto fino a un’instabilità persistente durante la camminata.
Sicuramente non parliamo di una singola patologia, non sempre è riscontrabile nell’orecchio interno.

Nel mantenere l’equilibrio sono coinvolti più sistemi: l’apparato vestibolare, situato nell’orecchio interno, informa il cervello sui movimenti e sulla posizione della testa; la vista fornisce riferimenti rispetto all’ambiente circostante; il sistema propriocettivo raccoglie le informazioni provenienti da muscoli, articolazioni e altri tessuti sulla posizione del corpo nello spazio.
Infine, il sistema nervoso centrale confronta questi segnali e produce le risposte necessarie per stabilizzare lo sguardo, controllare la postura e coordinare i movimenti.

Vertigini, sbandamento e nausea possono comparire quando gli input provenienti da tali sistemi non coincidono o quando un meccanismo è alterato.

Vertigine, sbandamento e instabilità non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune il termine “vertigine” viene utilizzato per descrivere sensazioni molto differenti.
Dal punto di vista clinico è utile distinguere la vertigine propriamente detta dalla più generica sensazione di disequilibrio.

La vertigine comporta una percezione illusoria di movimento.
Si è soliti distinguere tra la vertigine oggettiva, quando la persona percepisce l’ambiente circostante come se ruotasse e la vertigine soggettiva, quando è il proprio corpo a sembrare in movimento.

Nella vestibologia contemporanea questa distinzione ha un’importanza minore rispetto ad altri elementi, come durata dell’episodio, modalità d’insorgenza, fattori scatenanti e sintomi associati.

Lo sbandamento, invece, viene spesso descritto come una sensazione di instabilità, oscillazione, testa leggera o “galleggiamento”, senza una vera percezione rotatoria.
Alcune persone avvertono il terreno come poco stabile, altre hanno l’impressione di essere spinte lateralmente oppure riferiscono maggiore difficoltà negli ambienti affollati, nei supermercati o davanti a immagini in movimento.

Per la valutazione medica è importante capire come e quando il disturbo compare, quanto dura, quali movimenti lo provocano e quali altri sintomi lo accompagnano.

Prima di parlare di cure, però, partiamo dalle basi: le cause.

Vertigini cause: quali sono?

Per capire da cosa può dipendere una vertigine bisogna innanzitutto individuare dove nasce il problema.

In linea generale si distingue tra vertigini periferiche, quando il disturbo interessa principalmente l’orecchio interno o il nervo vestibolare, e vertigini centrali, quando invece sono coinvolte strutture del sistema nervoso centrale.

La distinzione non è solo teorica, ma cambia anche il tipo di causa da ricercare.
Nel primo caso il problema può avere origine nel sistema che regola l’equilibrio all’interno dell’orecchio; nel secondo è necessario valutare possibili cause neurologiche.

Vertigine parossistica posizionale benigna: quando il problema sono gli “otoliti”

Tra le vertigini periferiche, forse, la più conosciuta è la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB). Cosa accade in questo caso?

Nell’orecchio interno sono presenti minuscoli cristalli di carbonato di calcio che partecipano al funzionamento del sistema dell’equilibrio.
In determinate circostanze alcuni di questi cristalli possono staccarsi dalla loro sede e finire all’interno dei canali semicircolari.

Quando muoviamo la testa, questi piccoli frammenti si spostano dove non dovrebbero e inviano al cervello un segnale che non corrisponde al movimento reale.
È questo meccanismo a provocare la tipica sensazione improvvisa che tutto stia girando.

Per questo la VPPB compare spesso in seguito a movimenti molto precisi: girarsi nel letto, alzarsi, abbassarsi oppure inclinare la testa per guardare verso l’alto.
Le crisi sono generalmente brevi, ma possono essere molto intense.

Una volta individuato il canale interessato, il medico può intervenire attraverso specifiche manovre di riposizionamento, che hanno lo scopo di riportare i cristalli fuori dal canale semicircolare in cui si sono spostati.

Il sistema vestibolare può essere alterato da altre condizioni patologiche di tipo acuto, vediamole insieme.

Labirintite, neurite vestibolare e sindrome di Ménière

Spesso nel linguaggio comune la labirintite è confusa con la neurite, in realtà:

  • la neurite vestibolare interessa il nervo vestibolare e può causare improvvisamente una vertigine intensa e persistente, associata a nausea, vomito e difficoltà nel camminare;
  • la labirintite coinvolge invece il labirinto e può determinare anche sintomi uditivi, come riduzione dell’udito o acufeni.

Invece, nella malattia di Ménière, le crisi vertiginose sono ricorrenti e sono associate tipicamente a sintomi dell’orecchio interessato, quali ipoacusia, acufeni e sensazione di pienezza auricolare. Il disturbo è correlato a un’alterazione dell’omeostasi dei liquidi dell’orecchio interno e richiede uno specifico inquadramento otorinolaringoiatrico e audiovestibologico.

Quando la causa delle vertigini è neurologica

Il cervello non si limita a ricevere le informazioni sull’equilibrio: deve anche interpretarle.

In questo processo sono coinvolte diverse strutture del sistema nervoso centrale, tra cui il tronco encefalico e il cervelletto.
Per questo una loro alterazione può provocare vertigini, instabilità o difficoltà nel mantenere l’equilibrio.

Tra le possibili cause neurologiche troviamo, per esempio, l’emicrania vestibolare, alcune patologie vascolari come l’ictus, la sclerosi multipla e altre malattie che interessano il cervello o il sistema nervoso.

Se la vertigine compare improvvisamente, è continua e si accompagna a una forte instabilità, il medico può eseguire specifici esami clinici per capire se il problema abbia un’origine periferica o centrale.
Tra questi rientra anche il test HINTS, utilizzato da professionisti per distinguere in pochi minuti una vertigine periferica da un ictus cerebrale in caso di sindrome vestibolare acuta.

Cervicale e vertigini: quale rapporto esiste?

Molti pazienti associano spontaneamente lo sbandamento a problemi cervicali.
Esiste sicuramente un rapporto, ma va letto con prudenza.

La muscolatura e le articolazioni cervicali possiedono numerosi recettori propriocettivi che comunicano costantemente al cervello la posizione della testa rispetto al tronco, di seguito
integrate con quelle provenienti dalla vista e dal sistema vestibolare.
Un’alterazione degli input propriocettivi cervicali può quindi contribuire, in alcuni pazienti, a una sensazione di disequilibrio.

La cosiddetta dizziness cervicogenica (vertigine cervicale o capogiro cervicogenico) viene descritta soprattutto come instabilità o sensazione non rotatoria associata a dolore, rigidità o limitazione dei movimenti cervicali.

Si differenzia dalla “vertigo”, sensazione rotatoria oggettiva o soggettiva, proprio perché indica una mancanza di orientamento nello spazio.

Non esiste tuttavia un singolo test capace di dimostrarne con certezza l’origine, per cui rimane essenzialmente una diagnosi di esclusione: prima di attribuire le vertigini alla cervicale devono essere valutate altre possibili cause vestibolari, neurologiche, vascolari e sistemiche.

Ansia, stress e sensazione di sbandamento

La relazione tra equilibrio e stato emotivo è particolarmente complessa.
Ansia e stress possono aumentare l’attenzione verso le sensazioni corporee, modificare la respirazione, il controllo posturale e le risposte del sistema nervoso autonomo.
Una precedente crisi vestibolare può, inoltre generare paura del movimento e un progressivo aumento della vigilanza nei confronti dell’equilibrio.

Quindi una vertigine associata all’ansia è “immaginaria”? No.

Un esempio importante è la Persistent Postural-Perceptual Dizziness (PPPD), o vertigine posturale-percettiva persistente, riconosciuta come disturbo vestibolare funzionale.
È caratterizzata da dizziness, instabilità o vertigine non rotatoria presenti per la maggior parte dei giorni per almeno tre mesi e generalmente accentuate dalla posizione eretta, dal movimento e da ambienti visivamente complessi.
Può svilupparsi dopo una precedente patologia vestibolare, un’altra condizione medica oppure un periodo di forte stress psicologico.

Ansia e disturbo vestibolare possono quindi alimentarsi reciprocamente.
Per questo, nei quadri persistenti, l’approccio più efficace tende a considerare sia la componente vestibolare sia gli aspetti neurovegetativi ed emotivi.

Quando le vertigini non devono preoccupare e quando rivolgersi subito al medico

Molti episodi di vertigine hanno una causa benigna.

Una crisi di pochi secondi provocata sempre dallo stesso cambiamento di posizione, soprattutto in un paziente con VPPB già diagnosticata, presenta caratteristiche molto diverse rispetto a un’improvvisa perdita dell’equilibrio accompagnata da sintomi neurologici.

Anche nei quadri apparentemente benigni, tuttavia, una prima comparsa importante, la persistenza dei sintomi o episodi ricorrenti meritano una valutazione del medico di medicina generale o dello specialista otorinolaringoiatra.

È invece necessario richiedere una valutazione medica urgente quando la vertigine si associa a segnali d’allarme, tra cui:

  • difficoltà improvvisa nel parlare, debolezza o perdita di sensibilità a un lato del corpo, diplopia o altri nuovi deficit neurologici;
  • impossibilità improvvisa a mantenere la stazione eretta o a camminare, soprattutto se diversa dalla normale instabilità provocata dalla vertigine;
  • perdita di coscienza, forte cefalea improvvisa o intenso dolore cervicale di nuova insorgenza;
  • vertigine acuta continua con caratteristiche atipiche, in particolare in presenza di importanti fattori di rischio vascolare;
  • perdita improvvisa dell’udito, soprattutto se monolaterale e associata a vertigine o acufene.

Come si curano vertigini e disturbi dell’equilibrio

Nella cura delle vertigini non esiste un trattamento univoco, poiché, come abbiamo visto, le cause sono molteplici.
Per esempio, nella VPPB sono centrali le manovre di riposizionamento degli otoliti.
Nelle vestibolopatie acute, e più in generale in presenza di sintomi vertiginosi di varia origine, il medico valuta l’eventuale trattamento farmacologico per ridurre le vertigini e la nausea che spesso le accompagna e, quando indicato, la successiva riabilitazione vestibolare.
La terapia farmacologica va seguita per il periodo indicato dal medico, di norma limitato ad alcune settimane, senza interromperla di propria iniziativa per evitare che i sintomi si ripresentino.
Invece, nei disturbi persistenti gli esercizi di adattamento, stabilizzazione dello sguardo, equilibrio e coordinamento dei movimenti possono favorire i processi di compenso attraverso i quali il sistema nervoso centrale riorganizza le informazioni vestibolari.

Anche eventuali condizioni neurologiche, metaboliche, cardiovascolari, muscoloscheletriche o psicologiche devono essere trattate secondo la loro specifica origine.

In questo percorso assume importanza anche lo stato nutrizionale generale.
Il funzionamento del sistema nervoso richiede infatti un metabolismo energetico efficiente e un adeguato apporto di micronutrienti.
L’integrazione nutraceutica rappresenta eventualmente un supporto complementare, da inserire dopo l’inquadramento diagnostico e senza sostituire le terapie prescritte.

Il ruolo del supporto nutraceutico nel percorso oto-neuro-vestibologico

La gestione moderna dei disturbi dell’equilibrio può quindi coinvolgere più livelli: trattamento della causa, riabilitazione vestibolare, controllo dei fattori che amplificano il sintomo e sostegno dello stato nutrizionale e neuro-metabolico.

La scelta di un nutraceutico dovrebbe quindi derivare dalle caratteristiche complessive della persona, dalle eventuali terapie concomitanti e dal giudizio del medico o dello specialista.
Gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata, uno stile di vita sano né i trattamenti necessari per una patologia diagnosticata.

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Tra queste, Zafferil, TopBrain e Noofen possono trovare spazio nell’ambito di un approccio personalizzato, come supporto nutrizionale complementare al percorso definito dal medico.

Vertigini e disturbi dell’equilibrio: la diagnosi corretta viene prima della terapia

Parlare genericamente di “vertigini” può nascondere condizioni molto diverse.
Il vero passaggio decisivo consiste nel riconoscere il profilo temporale del sintomo, i fattori che lo scatenano e i segni associati, distinguendo le alterazioni vestibolari periferiche dai disturbi di origine centrale.

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